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Con Andrea Santoro.

Lettera agli iscritti del Pd Roma.
E a tutti i Romani.

Carissime e carissimi,
come sapete sono candidato a Segretario del Partito Democratico di Roma e per questo ho deciso di scrivervi. Vorrei parlarvi non soltanto in quanto iscritti al Pd di Roma, come è giusto che sia, ma soprattutto in quanto romani. Perché il Partito Democratico, da quando è nato, ha condizionato – nel bene e nel male – la vita di Roma.
E al futuro del Pd è indissolubilmente legato il futuro della nostra città.

Ecco, io vivrò le prossime due settimane che ci separano dal Congresso con questo senso di responsabilità ma anche convinto della grande opportunità che abbiamo davanti e vorrei provare a trasmettere questi sentimenti a ognuno di voi.

Ho scelto, insieme al sostegno di centinaia democratiche e democratici di Roma, di candidarmi a segretario del Partito Democratico. Qualcuno mi ha detto “ma chi te lo fa fare”. Qualcun altro “se non hai dietro qualche signore delle tessere non vai da nessuna parte”. Altri invece, più semplicemente, hanno detto che ho avuto coraggio.

Io penso che non avrei potuto fare altrimenti. Non avrei potuto fare altrimenti perché devo tanto alla comunità del Pd e a Roma. Al Partito Democratico e a questa città ho dedicato la maggior parte della mia vita negli ultimi venti anni. E ho ricevuto tanto, soprattutto umanamente. Arriva, quindi, il momento in cui devi provare a restituire il tanto ricevuto.
Come spesso succede nella vita le cose accadono quando hai lo sguardo rivolto altrove.
Da alcuni mesi ho lasciato la carica da consigliere del mio Municipio, il IX Eur, per dedicarmi alla mia attività lavorativa. Pensate, l’ho fatto perché sapevo che sarebbe entrato un Consigliere più giovane di me e con una grande voglia di fare, pur sapendo che quel Consigliere ha avuto, spesso, idee differenti dalle mie. Ma ho pensato in primo luogo al bene del Municipio in cui vivo e che ho avuto l’onore di governare per tre anni straordinari. E per me la voglia di fare vale molto di più di una divergenza di idee.

Insieme al senso di responsabilità, nella mia scelta c’è anche una forte carica emotiva, non lo nascondo, perché so quanto è, e sarà, duro il percorso che ci attende.

Perché voglio che i Democratici di Roma tornino ad essere un’opportunità nella vita di questa città e della sua comunità e non un ostacolo, come spesso purtroppo vengono considerati.
Perché abbiamo bisogno che il Pd, i suoi circoli territoriali, gli eletti e i dirigenti siano percepiti utili, integrati nel tessuto sociale romano. E, far per questo, dobbiamo dire basta alla logica dei doppi incarichi, perché il Pd e la sua comunità non sono un impegno part-time.

Perché abbiamo bisogno di un Partito Democratico che scelga soluzioni tenendo insieme innovazione e inclusione, in un rapporto strettissimo.

Perché voglio che il Pd esca dalla sfera di cristallo in cui si è chiuso e in cui continua a vedere solo ed esclusivamente il riflesso della propria immagine. Voglio un Partito Democratico che sia fuori, per strada, con le persone e anche, o soprattutto, dove c’è conflitto. Sì, il conflitto: quello che alberga dentro l’animo di ogni cittadino di questa città, caduta in una crisi profonda. Il conflitto che vive ogni persona che, pur continuando ad amarla, troppo spesso la considera quasi una nemica, da cui doversi difendere. Voglio un Partito Democratico che sappia stare dentro quel conflitto, che lo ascolti e sappia tirarlo fuori, per governarlo.

Ma per far questo credo che, prima di tutto, a Roma e per Roma, sia necessario guardarci in faccia e di dirci tutta la verità. Abbiamo bisogno, tutti, di liberarci dall’immagine e dalla sostanza di una città che sembra non voler più reagire, piegata su se stessa ed impaurita.

Vorrei che usassimo i prossimi mesi per dirci davvero cosa possiamo fare insieme: Pd, cittadini, aziende, associazioni di categoria, mondo dell’informazione. Proviamo ad aprire una nuova stagione per Roma, come già accaduto in altre città che dopo momenti difficilissimi, hanno saputo prendete rialzarsi. Penso, ad esempio, a Milano oppure a Berlino: guardatele oggi, non sono le stesse città di venti o dieci anni fa. Ma bisogna essere chiari: uscire da una crisi è una sfida collettiva, non individuale e, per farlo, c’è bisogno del migliore Pd possibile. Abbiamo bisogno del Pd che non passa il tempo a concentrarsi su se stesso e sulle sue logiche ma sia umile e corretto, in primis verso gli iscritti. Solo se saremo corretti tra noi, sapremo essere finalmente corretti con la città.

E agli iscritti, del mio partito dico che a me non interessa cosa avete votato: Renzi, Orlando, Emiliano. Così come non mi interessa chi sia il più “renziano” tra i candidati. A me interessa far uscire il Pd da questa interminabile stagione del compromesso verso il basso, a me interessa alzare l’asticella, riportare la voglia di partecipare e l’orgoglio per il Pd.

Questo è il modo con cui voglio e vogliamo affrontare i prossimi mesi. Il modo con cui dovrà rinascere il Pd, dopo 10 anni, a Roma.

In queste due settimane cercherò di incontrare ognuno di voi. Nelle assemblee, nelle iniziative, in tutti i Municipi parleremo delle cose da fare e ascolteremo ogni vostro consiglio.
Entrerò nei problemi e cercherò con l’aiuto di tanti di trovare soluzioni. Ci confronteremo e sceglieremo.

Perché il nostro Congresso può essere davvero l’inizio di una stagione nuova per Roma.
Partecipate in prima persona al cambiamento. Mai come adesso è possibile.
Vi ringrazio
Andrea

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